Il primo studioso ad occuparsi del significato di autoefficacia (self – efficacy) in ambito psicologico è stato Albert Bandura, psicologo americano noto soprattutto per le sue ricerche sull’apprendimento sociale. Secondo l’autore statunitense un ruolo importante nel costrutto dell’autoefficacia è svolto dalla percezione di autoefficacia, ovvero la percezione delle capacità personali che consentirebbe  agli individui di conoscere se stessi e l’ambiente , di conseguenza regolare il proprio comportamento. L’autoefficacia pertanto coincide con la consapevolezza di essere capace di implementare specifiche attività, gestire situazioni o aspetti del proprio funzionamento psicologico o sociale. L’autoefficacia può quindi essere definita come la percezione che un individuo ha di sé stesso di ciò che è in grado di fare, sentire, esprimere, essere o divenire qualcosa. L’autoefficacia percepita è la convinzione che l’individuo ha di avere capacità di organizzare ed eseguire sequenze di azioni essenziali per raggiungere determinati risultati. L’individuo utilizzando il costrutto dell’autoefficacia esprime un giudizio sulle proprie capacità di riuscire a portare a termine determinati compiti, la capacità di autoriflessione della persona spinge quest’ultima ad analizzare le proprie esperienze, riflettere sui propri processi di pensiero generando nuove capacità di pensiero e di azione. La self- efficacy è quindi definibile come un processo di auto referenziato che permette di guidare e di motivare l’individuo mediante obiettivi e incentivi secondo degli   standard interni, rimanendo autonomi rispetto ad altri fattori esterni. Bandura sostiene che il senso di autoefficacia influisce sul modo in cui l’individuo affronta le sfide, come si motiva, secondo Bandura infatti il senso di autoefficacia influisce sul modo in cui affrontiamo le sfide, come ci motiviamo e come fronteggiamo le avversità. Tale fiducia nelle proprie capacità può cambiare da un contesto all’altro e ha un impatto importante sulle performance e sulla motivazione.

 

Come si costruisce l’autoefficacia?

Bandura ritiene che l’individuo può costruire   il proprio senso di autoefficacia nel corso del tempo cogliendo le informazioni da quattro fonti esperienziali principali:

  • Esperienza di successo: comprende tutti i contesti in cui l’individuo ha sperimentato un buon risultato riuscendo a gestire e a padroneggiare determinate abilità acquistando fiducia nelle proprie capacità. Ricordiamo che quando si acquisisce  fiducia nelle proprie capacità si rafforza il concetto di essere in grado di poterlo fare anche in futuro.

 

  • Il confronto con gli altri e i modelli di ruolo; osservare persone che nella stessa situazione, hanno ottenuto buoni risultati può portare l’individuo a pensare di poter raggiungere lo stesso risultato. Osservare quindi modelli di ruolo positivi può di riflesso innalzare l’autoefficacia percepita dal soggetto, spingendolo a pensare in risultati positivi anche per lui.
  • Reazioni positive da parte di altre persone; le rassicurazioni che provengono dall’esterno e che rassicurano la persona in merito alle sue capacità sono di supporto aumentando autostima e autoefficacia. Ricevere pertanto feedback positivi e motivanti da altre persone può aumentare la fiducia nelle proprie capacità.

 

  • Regolazione emotiva; fondamentale per l’autoefficacia è la gestione delle emozioni; infatti gestire l’ansia e la paura del fallimento aiutano l’individuo a combattere le emozioni negative e ad accrescere e potenziare la fiducia nelle proprie capacità.

 

Differenza ed interconnessione tra Autostima ed Autoefficacia

Autostima e autoefficacia vengono spesso utilizzati come sinonimi, ma in realtà non è così.  Secondo Bandura infatti l’autoefficacia è una credenza che riguarda una capacità personale, mentre l’autostima è un giudizio di valore globale su sé stessi. L’autoefficacia fondamentalmente risponde alla domanda “Quanto riuscirò a fare bene questa cosa?” riguarda quindi un giudizio cognitivo in merito alle proprie capacità personali e si concentra principalmente sull’implementazione e la riuscita di attività. L’autostima al contrario risponde alla domanda “Come sono io?” pertanto rappresenta un giudio sul valore personale segnala come la persona si sente con sé stessa. Nel contempo va sottolineato che autoefficacia e autostima sono anche interconnesse, infatti aumentare l’autoefficacia in determinate aree della vita può portare ad un innalzamento dell’autostima, così avere un’elevata autostima può potenziare la fiducia nelle proprie capacità. L’interconnessione tra autoefficacia ed autostima rende l’individuo capace di fronteggiare le difficoltà migliorando le sue performance percependosi come persone di valore. Concludendo quindi possiamo dire che un’elevata autoefficacia migliora l’autostima, in quanto un risultato positivo raggiunto rafforza la percezione del proprio valore. Una buona autostima incide positivamente sull’autoefficacia in quanto chi sta bene con se stesso tende a credere maggiormente nelle proprie capacità.
Bassa Autoefficacia e comportamenti di evitamento

Quando un individuo percepisce bassa autoefficacia tende ad avere scarsa fiducia nelle proprie capacità di successo. Spesso a questo tipo di sensazione vengono associati atteggiamenti caratterizzati da scarse aspirazioni, vulnerabilità a situazioni di stress e depressione. Tale mancanza di fiducia   può portare a comportamenti di evitamento che possono essere definiti come un insieme di strategie che l’individuo mette in atto nel tentativo di riuscire a gestire al meglio le proprie emozioni. Per evitare di gestire l’emozione negativa il soggetto evita a monte la situazione che potrebbe procurargli insuccesso. Concludendo possiamo affermare che un’elevata autoefficacia porta il soggetto ad  affrontare le sfide con successo, mentre una bassa autoefficacia può portare a implementare comportamenti evitanti e ad abbandonare  le sfide.

 

Autoefficacia e Psicoterapia

Un percorso di psicoterapia può risultare valido per potenziare sia l’autoefficacia che l’autostima. Il paziente supportato dal professionista esplorerà in maniera consapevole ed approfondita le proprie insicurezze, timori e modificherà in maniera graduale i comportamenti di evitamento messi in atto fino a quel momento. L’individuo pian piano modificherà i pensieri negativi e distorti artefici della percezione negativa di sé e delle proprie capacità. Lo psicoterapeuta aiuterà la persona  a diventare più resiliente, lo motiverà a raggiungere i propri obiettivi e a  soddisfare i propri bisogni.

Bibliografia

  • Bandura, A. (2000). Autoefficacia: teoria e applicazioni. Erickson.

 

  • Bandura, A. (2001), “Guida alla costruzione delle scale di autoefficacia”. In G. V. Caprara (a cura di), La valutazione dell’autoefficacia. Edizioni Erikson

 

  • Belelli G. & Gasparre A., (2009). Emozioni morali e processi cognitivi: vergogna e colpa nelle esperienze quotidiane e traumatiche. Cognitivismo clinico, 6, 141-160

 

  • Covey S.R. (2001), “Le 7 regole per avere successo” Franco Angeli

 

  • Galeazzi A., Meazzini P. (2004). Mente e comportamento. Trattato italiano di psicoterapia cognitivo-comportamentale. Editore Giunti
  • Giusti E., Testi A., (2019). L’autoefficacia. Vincere quasi sempre con le 3A, Edizioni Sovera
  • Melamed B.G., Siegel L.J. (1996). Medicina comportamentale. Raffaello Cortina Editore

 

  • Melli G., Sica C. (2015). Fondamenti di psicologia e psicoterapia cognitivo comportamentale. Modelli clinici e tecniche d’intervento. Scienze cognitive e psicoterapia, Edizioni Eclipsi